Era proprio il 1996 quando decidemmo, finalmente, di compiere quel passo che avrebbe segnato l’inizio di una nuova era per Newel: aprire il nostro primo sito web.
Di conseguenza, preso l’incarico di seguire il progetto, andai a Roma per far “entrare” ufficialmente Internet in azienda e realizzare il primo sito web di Newel. Destinazione la sede operativa di MC-Link, un provider in grande ascesa in quegli anni dal quale avevamo già acquistato il servizio di email.
A quell’epoca, per comunicare con i clienti, avevamo solo un indirizzo di posta elettronica newel@mclink.it (successivamente ne furono aggiunti altri). L’e‑mail era già arrivata, ma sostanzialmente per comunicare resistevano ancora i sistemi tradizionali come il fax e il telefono, mentre a livello di web erano arrivati i collegamenti via modem.

Fu per me la prima trasferta romana per motivi di lavoro e non avrei mai immaginato che, in quella precisa occasione, avrei vissuto da protagonista un pezzettino di una rivoluzione che sarebbe arrivata da li a poco per tutti. Rivoluzione per me rappresentata dall’apertura del dominio newel.it.
Arrivai nella capitale con una certa trepidazione. L’idea che un provider, nato circa dieci anni prima, fosse diventato un brand così importante mi affascinava e intimoriva al tempo stesso. Quando entrai nella sede operativa di MC‑Link, fui accolto con gli onori che si riservavano a persone importanti. Fu in quella occasione, dopo un pomeriggio di intense chiacchierate su procedure e tecnologie, che nacque formalmente la nostra partnership: Newel divenne MC‑Link Point.
Il modello era semplice, ma ambizioso. Gli abbonati, accedendo tramite numeri dedicati o attraverso reti come ALBAdata, ltapac eccetera, potevano raggiungere MC‑Link da diverse città e usufruire dei suoi servizi. Col tempo quei punti di accesso aumentarono, diffondendo la rete verso territori sempre più lontani.
Internet come la conosciamo oggi stava formandosi. In sostanza diventammo uno dei punti d’ingresso locali al mondo globale. Vendevamo in negozio gli abbonamenti, ovviamente i modem, e fornivamo le istruzioni di base per il collegamento.


La memoria di quel giorno è ancora vivida. L’uscita dalla sede avvenne in una Roma ormai oscura: il cielo era già buio. MI trovavo nella periferia, in una strada in discesa: ricordo bene Via Carlo Perrier, la sua lieve pendenza, i lampioni che tagliavano lunghe ombre sul selciato avvolto dalle piante. Dovevo aspettare il mio amico Alessandro per farmi venire a prendere dopo avergli fornito difficoltose istruzioni — non avevamo i navigatori che poi sarebbero arrivati tempo dopo — e quell’ora d’attesa mi sembrò un’eternità. Ma non importava: sapevo che ne era valsa la pena. Alla fine mi recuperò “al volo” sulla strada a alta percorrenza li vicina.
Tornai a Milano con una valigia non solo di documenti informativi e nuovi termini sconosciuti che avevo imparato, ma una nuova missione. Da quel momento Newel, divenuta MC‑Link Point, iniziò a offrire ai suoi clienti una finestra sul mondo. Ed io iniziai a programmare in HMTL studiando alcuni libri in vendita proprio in negozio e navigando su alcuni siti con primitivi “tutorial”.
Nei mesi successivi arrivarono da Roma i gadget, i materiali promozionali e il riconoscimento sulle riviste (in primis MC-Microcomputer) che attestava la nostra affiliazione. Ma soprattutto arrivarono le soddisfazioni: poter dire che eravamo parte di una rete internazionale, che stavamo costruendo qualcosa che potesse connettere le persone, le aziende, i progetti.





È curioso riflettere oggi sul fatto che il salto culturale che stiamo vivendo grazie all’intelligenza artificiale non è così diverso, in fondo, da quello che allora avevamo vissuto con Internet. In entrambe le epoche l’innovazione chiede coraggio, visione, fiducia. Allora eravamo pionieri di una rivoluzione tecnologica che sembrava lontana, oggi siamo testimoni di una trasformazione che tocca il modo in cui pensiamo, lavoriamo, viviamo.
Quel viaggio a Roma del 1996 segnò Newel – e me – per sempre. E ogni volta che guardo questo sito o chiunque connesso in rete, penso a quel ragazzino che, con una valigia di speranze e qualche idea audace, decise di fare insieme alla sua azienda un salto verso il futuro.