Click, badge e joypad: la vita in magazzino negli anni Novanta

Nel 1996 venne aperta la sede di Cormano, in provincia di Milano, con ampi uffici e un grande magazzino destinato alla Newel Distribuzione che si occupava, come grossista, di distribuire videogame ai negozi italiani e ad alcuni distributori esteri. Le proposte commerciali venivano inviate generalmente tramite fax, mentre i commerciali contattavano i vari rivenditori per proporre novità o riassortimenti.

In quegli anni il numero dei dipendenti era aumentato sensibilmente ed era diventato complesso gestire manualmente le presenze. La struttura si componeva di un ufficio acquisti, un ufficio vendite, l’amministrazione e di un magazzino con i collaboratori addetti alle spedizioni. Vennero così consegnati i primi badge di ingresso, utili a controllare le presenze e le assenze.

Quei badge riportavano un dettaglio speciale: stampati in bianco e nero, oltre al numero progressivo per identificarli, riproducevano l’effigie di Click, lo scorpione antropomorfizzato mascotte della Newel, in breve tempo diventato un simbolo concreto di appartenenza e di identità condivisa.

Non solo: in tasca alcuni collaboratori conservavano anche le chiavi di ingresso della sede, con il nostro mitico portachiavi, un simbolo che ci collegava a tutto l’immaginario dei videogiochi. Erano gli anni Novanta, dominati dalle console e da personaggi entrati nell’iconografia collettiva come Mario, Sonic o Zelda. Avere la propria mascotte in tasca significava sentirsi parte di quel mondo fatto di simboli e passioni comuni.

Era un periodo felice e stimolante, in cui il mondo dei videogiochi stava vivendo una stagione entusiasmante, e far parte di quella realtà trasmetteva orgoglio ed energia. Non solo nei nostri negozi, ma anche nel grande capannone di Cormano, all’intervallo, ci si ritrovava per sfide infinite a FIFA o per scontri epici con Mortal Kombat della Midway Games o Street Fighter della Capcom, a seconda dei giorni e degli sfidanti. Inizialmente su Mega Drive, poi su Sony Playstation, destinata a stravolgere da li a poco non solo la Newel ma l’intero settore. 

Posizionato un televisore Mivar su uno scaffale vicino alla postazione di preparazione dei pacchi, in piedi, con i joypad in mano, si rideva e ci si confrontava tra goal e colpi spettacolari.

Giusto come informazione, la postazione di confezionamento, dove venivano inscatolati i prodotti da spedire, era composta da un computer con installato il gestionale D.S.C. per gestire ordini e DDT, da un lettore di codici a barre per verificare la corrispondenza dei prodotti prelevati dal magazzino con quelli ordinati e da una stampante laser Samsung per la produzione delle etichette con gli indirizzi (i cosiddetti sopracolli o sovrapacchi), fondamentali per identificare rapidamente i pacchi e garantire spedizioni ordinate ed efficienti. Da Cormano partivano quotidianamente le spedizioni verso i negozi tramite corrieri convenzionati, salvo qualche ritiro diretto dei dettaglianti più vicini

A volte sono proprio i dettagli a costruire la cultura di un’azienda: un badge, una chiave, una mascotte trasformata in portachiavi. Piccoli simboli che diventano ricordi, identità condivisa e spirito di appartenenza. Questa era la Newel.

error: Contenuto protetto per motivi di Copyright